La musica nella storia

04-05-2019
17:30 | 18:05
Palazzo Ducale Sala Ademollo
La musica nella storia

Ingresso libero e gratuito

Danubio. Un viaggio musicale a cura di Oreste Bossini.

IV. Budapest. Alla ricerca della lingua perduta

Una delle ossessioni alimentate dai movimenti nazionalisti all’inizio del Novecento era l’espansione dello spazio vitale del proprio Paese. Ogni nazione della turbolenta area dei Balcani coltivava il mito di uno Stato ampio quanto i confini linguistici della propria etnia. La Grande Romania, la Grande Serbia, la Grande Bulgaria, la Grande Albania, persino il Grande Montenegro erano formule ricorrenti nel dibattito politico prima della Grande Guerra, ignorando volutamente che nelle terre attraversate dal Danubio, parte di due vasti Imperi multietnici come quello Asburgico e Ottomano, convivevano da sempre gruppi etnici e linguistici di diversa provenienza. L’Ungheria, che dopo la crisi del 1866 era in pratica un’entità politica autonoma all’interno dell’Impero asburgico, aveva avviato una politica nazionalista molto aggressiva verso la cospicua minoranza romena in Transilvania e quella serbo-croata in Croazia, territori posti sotto la sua giurisdizione. Alla fine della Prima Guerra mondiale, con il crollo dell’Impero asburgico, le parti s’invertono, e sono le minoranze ungheresi passate sotto la Romania a subire discriminazioni e soprusi. In entrambi i casi, la minoranza ebraica è sottoposta a periodiche persecuzioni, perpetrate sia dal padrone di turno che dalla popolazione rurale. Il primo segno delle discriminazioni etniche era l’imposizione della propria lingua da parte della maggioranza, come avvenne per l’ungherese in Transilvania, per il serbo in Macedonia, per il tedesco in Bosnia e in Erzegovina. Non è sorprendente, dunque, che due tra i maggiori musicisti del Novecento, György Ligeti e György Kurtág, provengano proprio da questa minoranza ebraica della Transilvania, e che entrambi abbiano messo al centro del loro lavoro artistico il tema della lingua. In che modo trovare la maniera di esprimersi e di comunicare col mondo, quando ogni forma d’identità culturale è terribilmente rischiosa e costantemente messa in discussione in maniera violenta? Ligeti e Kurtág hanno cercato delle strade per aggirare il problema della lingua, trovando spesso delle risposte geniali ciascuno secondo il proprio stile e la propria indole. Kurtág ha esaltato il linguaggio musicale come mezzo d’espressione autonomo, nel quale era possibile riversare ogni forma di emozione personale, che trova nel suono astratto e asemantico la possibilità di emergere e di rivelarsi. Ligeti, a sua volta, concepisce il linguaggio musicale come un organismo in grado ogni volta di inventare la propria sintassi e di rinnovare da zero il proprio vocabolario, anche partendo, come nel caso del ciclo pianistico giovanile intitolato Musica ricercata, da uno stile influenzato dalla musica di Bartók.

Carlo Palese, pianoforte
G. Kurtág, Játékok (selezione)
G. Ligeti, Musica ricercata