Venerdì 4 maggio
45′
Biglietto: €3
Enrico Bronzi, violoncello
J. S. Bach, Suite n. 6 in re maggiore per violoncello BWV 1012
«Non comprenderemmo l’architettura se non fossimo organismi soggetti alla forza di gravità e allo stesso modo non capiremmo la musica se non avessimo almeno una volta danzato o provato a battere il tempo con una mano. Il fatto motorio è sempre presente in noi, in una sorta di “modello mentale” che funziona anche nel momento in cui ascoltiamo, immobili. Attraverso questa “simulazione motoria” (insostituibile in tal senso è il contributo di Vittorio Gallese) arriviamo a comprendere le tensioni e le distensioni della musica, le accelerazioni e le sospensioni del tempo musicale. Ipotesi fantascientifica: un alieno che avesse sviluppato al posto della respirazione polmonare un meccanismo di fotosintesi clorofilliana, comprenderebbe il senso di un respiro musicale in una Mazurka di Chopin? Certamente no, o almeno non nel modo in cui noi lo interpretiamo ad un livello biologico. Come uomini, possiamo “danzare col cervello” e “comprendere con il corpo”. Il buio ci può aiutare a cogliere meglio tutto ciò. Nel buio siamo sottratti al “teatro del mondo”. Nel buio, dove abitano solo il nostro respiro e il nostro peso, ci lasciamo percorrere dalla musica e le permettiamo di occupare la mente e i sensi».* (Enrico Bronzi )
Introduzione a cura di Pietro Pietrini (neuroscienziato, Direttore della Scuola IMT Alti Studi Lucca).
*Estratto dal programma del Festival di Portogruaro 2017

