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Concerto inaugurale

Biglietti in vendita su Vivatcket

Silvia Chiesa, violoncello
Valentina Coladonato, soprano
Maurizio Baglini, pianoforte
Sandro Cappelletto, voce recitante

Orchestra e Coro dell’ISSM “Luigi Boccherini”

GianPaolo Mazzoli, direttore
Sara Matteucci, maestro del coro

G. Puccini, Preludio Sinfonico SC 32
A. Corghi, Tra la carne e il cielo (da Pier Paolo Pasolini) – drammaturgia poetica di Maddalena Mazzocut-Mis per violoncello concertante, voce recitante maschile, soprano, pianoforte e orchestra.

Azio Corghi è uno dei massimi compositori contemporanei e da sempre concepisce la sua attività come culmine di un lavoro di équipe capace di unire musica, poesia, letteratura e drammaturgia. Lunga e feconda la sua collaborazione con il Nobel José Saramago. La sapienza di Corghi, coadiuvata dalla drammaturgia di Maddalena Mazzocut Mis, ha permesso di offrire nel 2015, in occasione del quarantesimo della scomparsa di Pasolini, su commissione del Teatro di Pordenone, un evento di caratura nazionale che ha spostato il baricentro artistico su un aspetto proprio del genio del grande intellettuale: la sua viscerale passione per la musica di Johann Sebastian Bach. Il fulcro del dilemma fra carnalità e spiritualità del poeta, rivisitato e trascritto in chiave contemporanea, dà vita a un lavoro di assoluta distinzione artistica che Lucca Classica riprende con grande piacere in occasione del concerto inaugurale dell’edizione 2022.

A. Pärt, Credo per pianoforte, coro misto e orchestra

«I due mondi dell’amore e dell’odio»: il Credo per pianoforte, coro e orchestra di Arvo Pärt
di Sara Matteucci

«Quello che volevo mostrare attraverso lo svolgimento del lavoro – inesorabile come una reazione a catena – è come il postulato “occhio per occhio, dente per dente”, innocuo come può sembrare nella sua fase iniziale, mostra solo gradualmente le dimensioni completamente distruttive della sua vera faccia; un’escalation del potere che, come una valanga, alla fine si ritorce contro sé stesso».
Così Arvo Pärt commentava la composizione del proprio Credo per pianoforte, coro e orchestra, brano della sua produzione meno conosciuta e frequentata, espressione di disintegrazione, crisi e rinascita, la stessa di un popolo sottomesso e tormentato che vuol tornare a essere libero. Chissà se il compositore immaginava che il suo brano sarebbe stato in qualche modo drammaticamente attuale anche più di cinquant’anni dopo.
Arvo Pärt, nato a Paide, in Estonia nel 1935, aveva attraversato la Seconda guerra mondiale e vissuto per un cinquantennio nel suo paese sotto l’oppressione sovietica. Durante gli anni ’60, il compositore fu spesso criticato dalle autorità culturali sovietiche per abbracciare tecniche compositive come il serialismo, impiegate da compositori a lui contemporanei al di fuori dell’URSS. Similmente avvenne per il Credo, stavolta anche con l’aggravante dei contenuti religiosi. La sua prima esecuzione, il 16 novembre 1968 a Tallinn – sfuggita al controllo da parte della censura del partito – fu aspramente criticata e interpretata come una provocazione politica; i funzionari del governo lo videro come un manifesto di resistenza passiva verso un governo repressivo e, dopo la prima esibizione, il brano fu bandito nell’Unione Sovietica per vari anni.
Costruito attorno al celebre Preludio in Do maggiore da Il Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach, il Credo è la rappresentazione simbolica della contrapposizione tra amore e odio, dove la perfezione, la bellezza, l’armonia e la fede sono soverchiate dal caos. Una delle musiche più perfettamente organizzate, impostata nella più pura di tutte le tonalità, è infatti improvvisamente interrotta da una sezione seriale che prende forma aggiungendo gradualmente suoni fino a quando ogni tono della scala cromatica è rappresentato. Anche il coro, dopo l’affermazione iniziale “Credo in Gesù Cristo”, si espande via via in un cluster dodecafonico, sulla frase dodecasillabica “Oculum Pro Oculo, Dentem Pro Dente”, finché la dissonanza totale rompe tutte le regole, in un terrificante passaggio cacofonico, con i dodici toni ormai sciolti in un’ampia tavolozza improvvisata. Infine, mentre l’armonia si ricompone, il coro prosegue la citazione dal Vangelo di Matteo 5: 38-39: “ma io vi dico di non opporvi al malvagio” e il pianoforte ancora una volta intona dolcemente il Preludio di Bach, per giungere alla conclusione con la riaffermazione della professione di fede. L’amore ha sconfitto l’odio.
Il Credo è stato l’ultimo brano completato da Pärt prima di entrare in otto anni di silenzio compositivo. A seguito delle controversie che l’esecuzione del brano sollevò, Pärt si ritirò in un esilio creativo, alla ricerca di un modo per risolvere il conflitto che aveva aperto, studiando il canto gregoriano, la polifonia medievale e rinascimentale e convertendosi al cristianesimo ortodosso orientale.